“Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà fatta a pezzi”: lo spettacolo di Frida Kahlo ritorna a Napoli con nuove date

L'avvincente vita di Frida Kahlo al teatro Tram di Napoli, dal 21 al 24 Febbraio

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón , militante comunista, anticonformista, donna estremamente indipendente e ribelle, è stata simbolo dell’avanguardia e dell’esuberanza artistica della cultura messicana del Novecento.

Fin dall’adolescenza manifesta un evidente talento artistico e, da ”figlia” della rivoluzione messicana, dimostra riluttanza verso ogni convenzione sociale. All’età di 17 anni fu vittima di un incidente in bus. Era una calda mattina di Settembre e come di routine Frida esce da scuola raggiante. Di corsa prende l’autobus e trova il suo posto a sedere, quando l’imprevedibile, il meschino signor McFatum, balza di soppiatto e travolge tutti con la sua forza inarrestabile. L’irruzione inaspettata del Fato porta Frida a dover subire 32 operazioni chirurgiche ed è costretta a rimanere immobile, nel suo letto.

I suoi primi dipinti,  derivano da un pennello intinto di sangue e di sofferenza e sono il frutto acerbo di questa sventura: grazie ad un cavalletto, dei colori ad olio ed uno specchio posto sul soffitto così da vedere ed utilizzare la sua immagine come modello, Frida inizia a dipingere autoritratti: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.

Ed è proprio la solitudine, quel senso di morte che pervadeva il suo corpo che  le hanno permesso di rifiorire. Negli stessi anni conosce Diego Rivera, un illustre pittore del tempo a cui sottopone le sue opere per avere una critica autorevole e che presto sarebbe diventato suo marito.

Purtroppo, per la giovane Frida, nemmeno la vita sentimentale si rivela felice e soddisfacente; i continui tradimenti del marito, gli aborti spontanei, portano i due a separarsi, nel 1939. L’anno seguente, consapevole dell’errore commesso, Rivera propone nuovamente all’ormai ex moglie di sposarlo. Tornati in Messico dopo aver celebrato le seconde nozze, per Frida si ripresentano i problemi di salute. A causa dei continui dolori alla schiena ed al piede destro, nel 1944 è costretta ad indossare un busto d’acciaio. Questo episodio porta Frida a dipingere uno dei suoi quadri più noti, “La colonna spezzata”.

«Le cicatrici sono aperture attraverso cui un essere entra nella superficie dell’altro», dice Frida. E infatti i segni sul suo corpo puntellato, paralizzato, squarciato e mutilato, urlano un dolore che si accende nei colori sgargianti dei suoi dipinti. Il corpo è al centro, una esposizione organica del sé: l’interno diventa visibile, esteriorizzato, esposto, reso semplicemente fruibile.

«Murare la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da questa, dall’interno».

Con il passare degli anni le condizioni di salute peggiorano, irreversibilmente. Qualche anno prima di morire le viene amputata la gamba destra, ormai in cancrena. Alla giovane età di 47 anni Frida, congedandosi dai colori, muore per embolia polmonare lasciando le ultime parole al suo diario personale: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più”. Lei che è stata la prima artista a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e violenta rivoluzionando il ruolo femminile nella storia dell’arte, sarà nuovamente il soggetto dello spettacolo che si terrà dal 21 al 24 Febbraio al  Tram di Napoli, che racconta il ritratto privato, autentico e doloroso di Frida: non l’icona dell’arte e della moda, ma la Frida Donna, la Frida messicana della prima metà del secolo. Il testo dello spettacolo è stato scritto rielaborando le testimonianze di Frida Kahlo, di Diego Rivera, e delle persone che li conobbero, dedicando grande spazio alle lettere di Frida, al suo diario privato, e all’autobiografia di Rivera con l’intensa interpretazione di Titti Nuzzolese, affiancata da Peppe Romano.

FONTE: WWW.CULTURA.BIOGRAFIEONLINE.IT
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Pubblicato il 13 Gennaio 2019
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