A Napoli “Alla ricerca del bello” con Mario Scippa

Un antiquario di generazione ha aperto il suo salotto al pubblico per delle lezioni di antiquariato

Mario Scippa, antiquario di generazione, nonchè architetto e scrittore, ci ha accolto nel suo Salotto dove da circa tre anni tiene delle lezioni di antiquariato, parlando, a chiunque ne sia interessanto, di mobili e storia napoletana di tutto l’Ottocento. Report Magazine lo ha incontrato per conoscere meglio il lavoro di antiquario, mestiere storico che ci auguriamo perduri ancora per molto tempo, e le sue lezioni:

Mario, chi è l’antiquario? E come si riconosce un buon antiquario?

L’antiquario è un medium, nel senso che è colui che si trova sempre al centro tra due diversi mondi, quello di chi vende e di chi compra oggetti del passato.Un buon antiquario è principalmente colui che acquista gli oggetti antichi senza pensare al cliente, alle mode del momento, ma solo ed esclusivamente per il piacere di possedere, anche se per un tempo limitato un oggetto del passato che gli procura piacere.

Custodisci tanti ricordi di te e la tua esperienza con l’antiquariato…Raccontaci un aneddoto…

Una volta acquistai da un altro antiquario un oggetto di strepitosa bellezza, era un raro smalto dipinto della fine del Cinquecento, raffigurava la battaglia di Isso. Questo antiquario lo aveva proposto a tanti grandi antiquari napoletani e nessuno dei quali aveva capito la rarità e l’importanza di quell’opera. Dopo averlo acquistato (all’epoca non c’era internet) mi chiusi per un po’ di tempo in biblioteca a fare ricerche, e scoprii che si trattava di un importante smalto dipinto da un grande maestro limusino verso la fine del 1500. Ero fiero di quella scoperta, ma per molto tempo non trovavo un acquirente competente che potesse acquistarlo. Un giorno, dopo molto tempo, in una mostra a Parma, si avvicina all’opera un vecchio signore. Lo guarda in silenzio. Chiede una sedia. Si siede e continua a guardarlo. Era vecchio, avrà avuto più di Ottanta anni. Restò molto tempo seduto a fissare quello smalto. Dopo chiese il prezzo. Mi fece una offerta concreta ed onesta senza tagliare molto la mia richiesta. Lo acquistò. Dopo mi rivelò che lui era un vecchio antiquario di Madrid, specializzato in smalti antichi. In pratica per tutta la sua vita ha girato il mondo per acquistare opere di quel genere, ma mai ne aveva visto uno cosi bello. Li acquistava per due suoi clienti importanti, uno era un ricco mercante Russo, un altro era un collezionista americano. Quei due clienti erano forse gli ultimi veri acquirenti di quel tipo di opere, ed erano morti tutti e due. Lui non sapeva più a chi venderlo quell’oggetto, ma era talmente bello che era suo dovere acquistarlo. Ecco, la lezione che mi diede quel vecchio antiquario fu che un vero antiquario acquista principalmente per sé, non per il cliente.

La politica ed il sociale vanno sempre al passo con le novità e le rivoluzioni negli altri settori, e spesso tali novità e rivoluzioni ne sono la conseguenza…La nascita del design e l’industrializzazione hanno cambiato il commercio, chi sono i clienti di un antiquario oggi?

Non solo il design e l’industrializzazione hanno cambiato il commercio di cose antiche, ma principalmente una trasformazione antropologica del concetto di famiglia che da venti anni circa ha completamente rivoluzionato l’idea di abitare. Prima la famiglia, quindi la casa, era una idea di stabilità, di certezza, di continuità tra passato e futuro. In questa idea trovava posto l’arredamento con mobili e oggetti antichi. Oggi tale concetto è demolito, e l’idea di famiglia, quindi di casa è frantumato,  il presente non è  più un ponte tra passato e futuro, ma è il tempo dell’abitare oggi. Il modello di riferimento è basato sulla provvisorietà, e in tale modello l’arredamento antico, che presuppone certezza e continuità,  ha perso completamente significato. Il mobile o l’oggetto antico è oggi inteso come elemento decorativo che sottolinea il carattere provvisorio del concetto di famiglia moderna, che si esprime nella casa.

Ma veniamo al tuo corso di antiquariato, un’idea a mio avviso originalissima (sono stata anche tua alunna) per avvicinare il pubblico e perché  no, anche i giovanissimi all’antiquariato, da cosa è nata? E che riscontro hai trovato di interesse?

Intanto non ho mai amato chiamarlo “Corso” ma “Lezioni di antiquariato”. E non perché mi piace di più, piuttosto perché ho trasposto dalla letteratura i 5 valori indicati da Italo Calvino nel libro Lezioni Americane (Leggerezza, Visibilità, Esattezza, Rapidità, Molteplicità) al racconto dell’oggetto antico. Compiendo una operazione principalmente linguistica, considerndo ogni oggetto del passato capace di narrare la propria storia attraverso un vero e proprio linguaggio. Quindi il titolo che ho dato agli incontri è una esplicita citazione a Italo Calvino. Sì! io credo che piuttosto che dare una serie di nozioni tecniche, il pubblico , in particolare se generico, ma non solo, è attratto dalla narrazione e attraverso la quale si avvicina ad un mondo inaccessibile a chi non ci è nato dentro. Questo ciclo di lezioni è come aprire una porta ad uno di questi mondi dell’antiquariato: il mio. Le lezioni stanno riscontrando un notevole interesse inaspettatamente anche da studiosi di arte, tra i partecipanti ci sono e ci sono stati, insegnanti di arte, storici, artisti, collezionisti, oltre a semplici curiosi, sensibili al bello.

 Hai scritto diversi libri, spesso autobiografici, e stai lavorando al tuo ultimo libro, ci dai qualche anticipazione?

Il primo libro che ho scritto era un romanzo, L’antiquario e il Professore, l’incontro tra due mondi, quello dell’antiquariato e quello della parola scritta. Dopo ho scritto e pubblicato altri libri, romanzi, poesie, saggi. Ma non mi è mai piaciuto una classificazione per generi, io amo scrivere e il discorso autobiografia è sempre presente in un certo modo nei miei libri, semplicemente perché io ho in comune sempre qualcosa con  tutti i personaggi dei miei libri. Tra poco uscirà un nuovo libro, sì! È una storia ambientata a Napoli, nel mondo del tango, una mia passione da sempre. Io amo il potere del linguaggio e il tango è un vero e proprio linguaggio del corpo tra le persone. Ma non vi dirò di più, vi dirò solo che è una storia piena di colpi di scena, appassionante, dal carattere internazionale e provinciale allo stesso tempo, fatta di luce e di buio, di amore e di tradimenti, di vita e di morte, di acqua e di fuoco, di silenzio e rumore, come la città di Napoli, come un tango.

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Pubblicato il 4 marzo 2017
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