Stelio Di Bello: tra dipinti, Pulcinella e guarattelle, ritratto di un amore per Napoli

Da pochi mesi ha arricchito, con le sue donazioni, la Sezione teatrale del museo di San Martino

Fu ispirandosi al romanzo di Gabriele D’Annunzio, il fuoco, il cui protagonista è Stelio Effrena, poeta giovane e geniale, che papà Giovanni Di Bello decise di chiamare il figlio Stelio. Questo nome deriva dal greco Stelios, una variante di Stylianos, significante “colui che è nato sotto una buona stella“. Ed è rivolgendosi al cielo ed alle stelle che da sempre l’uomo ha cercato di spiegare il mistero degli accadimenti simbolici, e, come sostiene Stelio: “La casualità domina la nostra vita. Quando il caso si ripete significa che esiste una regia occulta e misteriosa“.

A 10 anni, il piccolo Stelio, originario di Vallo Della Lucania nel 1930, e trasferitosi in Sicilia, per poi stabilirsi definitivamente con la famiglia a Napoli, era solito andare ogni domenica alla villa comunale, dove si tenevano spettacolini di guarattelle. Un giorno Stelio venne a sapere che il suo preferito, un giovane guarattellaro di Afragola, presso il quale si fermava sempre ad ammirarne gli spettacolini, non c’era più, poichè un triste destino aveva voluto che morisse. “Dopo qualche mese da quella notizia“- dice Stelio- “passeggiando a San Biagio dei Librai, trovo, buttate in una scatola tutte le guarattelle“. Il caso ha voluto che si ricongiungesse a quel tanto amato guarattellaro con l’incredibile ritrovamento delle guarattelle, che erano state buttate dalla famiglia del defunto.

Da questo episodio, guidato dalla passione per quegli spettacolini e l’amore per Napoli, trasmessogli da sua moglie Marinetta, cominciò una spasmodica ricerca e raccolta di preziosi tesori, tanto da riuscire a mettere insieme un bel malloppo di opere. Il 21 aprile scorso, Stelio ha deciso di restituire al popolo napoletano queste opere, donandole alla Sezione teatrale di San Martino e arricchendo così le preesistenti sale d’esposizione, riguardanti il teatro popolare napoletano e Pulcinella, della sala dei tesori di Stelio e Marinetta Di Bello.

Perchè il museo di San Martino? Per Stelio “è il museo della città che espone tutta la cultura napoletana, sia alta che popolare”. E poi “Quando con Marinetta marinavamo la scuola, il Giambattista Vico, per non essere incontrati dalle famiglie, ci rifugiavamo al museo o al cimitero di Poggioreale”.

A lungo professore di Estetica presso le più prestigiose Università di Napoli, la Federico II e l’Orientale, dal 1949 Stelio inizia una ricca attività pittorica esposta in diverse mostre personali, evidenziando con simbolismo e polemica, la situazione delle arti moderne e contemporanee, con riferimento al mercato dell’arte e alle politiche culturali napoletane. Famosa è stata, ad esempio, l’esposizione al chiostro di Santa Chiara di alcuni anni fa, quando si firmava come FraMinor, di una serie di suoi dipinti sulla figura di San Francesco D’assisi, e la sua esperienza di povertà umana, oggi conservate presso il museo di Santa Maria La Nova. Altri lavori, magistralmente dipinti e conservati a casa sua, raccontano una Napoli minacciata nei suoi simboli e nella sua storia, attraverso la figura di Pulcinella e la ricostruzione dei suoi miti, o le più semplici abitudini, come la pizza che “è occasione di socialità”. E’ stato, inoltre, l’unico pittore a dipingere Gesù Pescatore, che tenta di ricucire la rete dei rapporti umani, soprattutto tra napoletani e meridionali, spesso pieni di contrasti.

Donazioni:
Sezione teatrale di San Martino (Na)- Pulcinella, acquerelli, guarattelle ecc
Santa Maria La Nova (Na) – Quadri francescani
Palazzo Reale (Na) – 2 alzate della fabbrica di Ferdinando IV
San Gennaro all’Olmo (Na) – Pastori
Palazzo Vargas (Cilento, Vatolla, Rutino) – 8 stampe antiche raffiguranti Giambattista Vico ed un quadro con il ritratto di Vico tra gli ulivi del Cilento

 

Print Friendly
Pubblicato il 25 giugno 2017
Categorie
Cultura

Articoli correlati